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Ciao papà, come stai…

19 marzo 2011

Quando quella notte mi dicesti che tua madre era accanto a me, vicino al tuo letto e ti sorrideva, capii che era venuta a prenderti. Avrei voluto vederla anch’io, per chiederle di andar via da te. Avrei voluto dire alla mia amata nonna di aspettare, di volare lontano, ma la volontà del Padre doveva compiersi in tutta la sua gloria. Compresi che il tempo del dolore era terminato, ti aspettava la pace del cuore e la gioia di una nuova vita eterna in un altro luogo, un luogo molto vicino. Sapevo che lì, avresti goduto di tutto il bene che hai fatto agli emarginati ed ai poveri che hai incontrato sul tuo cammino terreno, mi dicevi sempre che loro, insieme a Gesù, sarebbero stati i tuoi difensori innanzi al giudizio. Non capivo quelle parole che per lunghi anni mi hai ripetutamente pronunciato, finché non sentì il tuo ultimo battito che ancora rimbomba come un tuono nelle mie orecchie. Custodisco con cura la fede che mi hai trasmesso, la dignità di uomo che mi hai insegnato, e il coraggio di affrontare anche la morte, quando arriverà la mia ora, di certo mi sarà prezioso il tuo insegnamento. Ti ricordi quando, una sera d’inverno, sotto la pioggia battente, quella donna che raccolsi da terra mi disse che vedeva un uomo senza capelli accanto a me? Sorrisi a lungo quando realizzai che io non ti vedevo, ma lei si, come mi hai sempre detto, chissà chi sono i pazzi tra noi e loro. Come non ricordare alla mattina, le visite che durante la notte stabilmente fai alla mia mente, al mio cuore, ma soprattutto ai miei occhi. Non mi parli mai, ho dimenticato il suono della tua voce. La prossima volta che verrai a trovarmi, ricordati che oltre alle carezze, vorrei sentire la tua voce, profonda e forte come te. Il bambino che risiede in me, ti cerca disperatamente, ovunque. Io uomo, accetto con discrezione la tua mancanza momentanea. Il tutto non è niente, la morte vive accanto alla vita, la vita, è giustificata dalla morte. Come te, anch’io un giorno mi presenterò al momento del distacco, spero di avere la dignità che tu hai avuto, nel frattempo, imparo a trovare giustificazioni alla mia esistenza e difensori del mio operato. Ogni giorno della mia vita saprò che tu sei morto, ma saprò anche che sei risorto e vivi accanto a me. Ogni giorno della mia vita alzerò gli occhi al cielo, o guarderò accanto a me, e ti chiederò: “Ciao papà, come stai”.

David Crucitti

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  1. palma permalink
    22 aprile 2012 10:10

    ciao david, mi hai fatto venire i brividi, anche a me manca mio papà l ho perso 3 anni fà,caspita che bella lettera……….. ciao palma

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