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Riccardo Pio D’Avanzo: storia di una Calabria che combatte con fierezza e dignità

22 ottobre 2009

Questo mio articolo è stato pubblicato anche negli Stati Uniti, in un sito italiano della città di New York.

http://partitodelsudnyc.blogspot.com/2009/10/riccardo-pio-davanzo-storia-di-una.html

Riccardo Pio D'Avanzo

di David Crucitti – A volte i miracoli esistono e le preghiere vengono esaudite, a volte no. A volte il destino entra così crudo e devastante nella vita di una persona, da lasciargli il cuore impietrito e la mente sconvolta, incapace di reagire, impotente come lo è la natura umana. Una natura talmente fragile da far alzare gli occhi al cielo, unica speranza in un fatto tragico che inaspettatamente, e senza preavviso, bussa alla porta, ed aprire quella porta, è obbligatorio.

Questa è la storia di una mamma e del suo bambino, una storia come tante e come poche, la storia di una giovane donna calabrese che dal dolore e dalla rabbia non si è lasciata schiacciare, ed ha reagito con l’istinto materno che solo un forte dolore può innescare.

E’ anche la storia di un bambino che del dolore fisico non ha più paura, anzi, come il medagliere di un veterano di guerra, Riccardo Pio D’Avanzo vanta innumerevoli operazioni in quasi tutto il corpo sin dalla nascita, ma non ha mai perso il sorriso, trasformando così un fatto di morte, in una realtà di vita.

Riccardo Pio nasce il 24 settembre 2003 in un ospedale del cosentino ma i suoi genitori sono di Spezzano Albanese (CS). La gravidanza procede nel modo migliore fin quando giunge l’attesa ora del parto, un parto anomalo, ricco di incognite e sospetti perché nonostante le richieste di mamma Giulia che preferiva il taglio cesareo, i medici insistono per il parto naturale, ed alla nascita, Riccardo non piange per la troppa sofferenza nel venire alla luce. Non solo, la mamma afferma che alla nascita del piccolo non era presente il pediatra che arrivò 6-7 minuti dopo, minuti vitali in cui al bimbo non arrivò sufficiente ossigeno al cervello. Da qui l’inizio dell’incubo…

I primi due mesi di vita Riccardo li trascorre in terapia intensiva tra la vita e la morte, fin quando ristabilitosi viene dimesso e per la famiglia D’Avanzo sembra la fine di un incubo, ma in realtà è solo l’inizio di un calvario impietoso e crudele, o forse, già scritto. A cinque mesi si presentano le prime avvisaglie di qualcosa che non è solito ai bambini normali, degli strani spasmi tipo tic nervosi, dovuti a quello che poi in seguito sarà diagnosticato come la Sindrome di West, una malattia rarissima che colpisce circa 1 bambino su 150.000.

La Sindrome di West, in breve, è una gravissima forma di epilessia che colpisce nei primi mesi di vita, è caratterizzata da spasmi muscolari con forte regressione mentale e con tracciato encefalografico disincronizzato e particolare. I bambini colpiti dalla Sindrome non cammineranno mai, vivranno con un notevole ritardo mentale, ma soprattutto, non guariranno.

La malattia di Riccardo viene diagnosticata a Roma, viene spiegato a mamma Giulia che questa  può essere causata da due fattori scatenanti: questioni di genetica ( tipo sindrome di Down), o per gravi lesioni al cervello. Dopo accurate analisi genetiche, a Giulia vengono chieste le modalità del parto di Riccardo, e, carte in mano, viene confermato che la Sindrome di Riccardo, non era dovuta a cause genetiche.

Riccardo Pio subisce tante operazioni, allo stomaco, alle gambe, poi ancora allo stomaco. Dai sondini per la nutrizione a l’immobilità con un peso a tirargli la gamba. Inerme affronta e subisce il dolore fisico, mentre la mamma, subisce il dramma mentale.

Giulia capisce subito che al parto qualcosa non è andata bene, ricorda, ricompone i cocci e si dispera, piange, grida e cade in una forte depressione, il male oscuro della mente.

A volte i miracoli esistono, a volte.

Dietro uno strano avvenimento personale accaduto a Giulia, la donna ancora una volta naviga su internet, ma questa volta inaspettato le compare un link che parla di un Centro di Riabilitazione con sede in Florida (USA). Il centro, realizzato da un astronauta e da un neurologo, ha scoperto che l’ossigeno risvegliava le cellule danneggiate del cervello, e di conseguenza studiarono un metodo di fisioterapia nel quale i bimbi affetti dalla malattia, per inalare tale ossigeno dovevano indossare delle tute dello stesso materiale con il quale sono costruite quelle degli astronauti.

Leggendo le testimonianze di chi aveva già intrapreso la cura, era chiaro che ancora esisteva un qualche intervento, ma fu il mettersi in contatto con il Centro americano che di colpo accese la luce nell’anima di Giulia che, dalla Calabria, decise di partire per gli Stati Uniti con le valigie piene di speranza e interrogativi. Ma si doveva partire. Il problema principale era rappresentato dalla mancanza di danaro, senza considerare che stabilirsi in un paese così lontano e con enormi differenze culturali non sarebbe stato certamente uno scherzo, ma intanto servivano i soldi.

Giulia così inizia una raccolta fondi aprendo un blog, e con l’aiuto di tante persone disposte a sostenerla qualcosa si muove. Si attaccano locandine in tutto il paese e la voce si sparge anche grazie alla caparbietà di questa mamma che non ha esitato a chiedere ai tanti cantanti, in concerto in Calabria, il loro palco per qualche minuto, e da li, lanciare i suoi appelli, spiegando al pubblico le difficoltà che la attanagliavano.

Così la gente comincia a conoscere questo dramma che purtroppo non è così raro, ma Giulia non voleva stare con le mani in mano, voleva reagire, e così fece. La svolta di questa storia si ha quando Giulia incontra Al Bano Carrisi, famoso per il suo gran cuore, che sposa totalmente la causa di Riccardo Pio, e tramite gli appelli del cantautore si arriva a coinvolgere il Presidente della Regione Calabria Agazio Loiero “ il caro Loiero” come Giulia lo definisce, che si dimostra subito molto sensibile alla vicenda.

La Calabria, i calabresi del nord e quelli del sud, si stringono intorno ad una conterranea che con forza grida aiuto, si piantonano a difesa di un bambino malato, come tanti si, ma in questo caso c’è una reazione particolare. E’ la reazione di una madre che non ci sta, che fino a quando avrà vita lotterà per la salute del suo bambino, la salute che secondo analisi cliniche e in base alle dichiarazioni di Giulia, gli è stata strappata in sala parto.

Come sempre accade, il tempo cura quasi tutte le ferite, gli animi si rasserenano, le menti si quietano e gli anni passano velocemente. Oggi, grazie a tutte queste persone, compaesani, cantanti, politici ecc., Riccardo Pio D’Avanzo si trova in Florida da circa due anni ottenendo piccoli ma importanti risultati, con la consapevolezza che non diventerà mai un bimbo normale, ma con la certezza che anche i piccoli miglioramenti, per lui sono grandi miracoli. Giulia si ferma un attimo, sostiene che il suo cucciolo abbia avuto le ali spezzate dalla malasanità.

Può darsi di si, come può darsi di no, non spetta a noi dirlo, rimane comunque il fatto che storie come questa lasciano occhi lucidi e cuori affranti, ma è la realtà della vita, fatti come questi esistono e si verificheranno sempre perché naturali. Questa è semplicemente la storia di Riccardo Pio, un bimbo forte, come tanti, ma soprattutto questa è la storia di una madre, che guardando in faccia la realtà, non l’ha subita, l’ha affrontata, non la cambierà, ma almeno ci ha provato.

David Crucitti

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