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Se l’amianto ci assedia

18 novembre 2009

di David Crucitti – E’ bene chiamare le cose con il loro nome, buone o cattive che siano è importante classificare minuziosamente tutto quello che rischia di lasciarsi dietro strascichi inimmaginabili ed infiniti di giudizi, processi, e presunte responsabilità. Racconti e vicende messe a nudo da interi nuclei familiari che non accettano, e si ribellano con forza alla cruda ma pur sempre attuale realtà di un dramma che sembra non avere mai fine, ma che di fine, per i prossimi venti anni, non ne avrà.

Vengono chiamate lastre di Eternit, ma in realtà si tratta di un prodotto ormai non più in produzione, un ottimo manufatto utilizzato in tutto il mondo e che tutt’oggi è familiare agli occhi di chi non vuole vedere, impercettibile per i pochi chiamati al dovere ma che di responsabilità, al momento, sembra che non se ne facciano carico: è amianto e non si scherza.

L’Eternit s.p.a. è una delle tante fabbriche italiane che per lunghi anni non ha fatto altro che produrre le famose coperture di eternit, lastre utilizzate ovunque in Italia grazie ai bassi costi, alle elevate qualità e alla totale sicurezza dagli agenti atmosferici.

Sono coperture ondulate o lisce dall’inconfondibile colore grigiastro, spesso grigio scuro per via dell’usura. Sono altamente cancerogene perché se usurate o danneggiate rilasciano fibre di asbesto facilmente inalabili dall’uomo, fibre 1300 volte più sottili di un capello umano che, una volta depositate nei polmoni, con il tempo possono provocare un male incurabile: il Mesotelioma, un mostro che una volta diagnosticato lascia pochi mesi di vita, mesi terribili a causa del deterioramento giornaliero del corpo e del terribile processo finale che porta senza scampo alla morte. I grandi intellettuali che fino ad oggi hanno sostenuto che le lastre di eternit non siano dannose, alla luce dei recenti studi si sono messi da parte, dando spazio alla realtà che vede l’eternit un serio pericolo per chi ci vive a contatto.

Reggio Calabria e la sua provincia non sono state a guardare, e il boom dell’eternit non se lo sono lasciato scappare. Approfittando del risultato finale a costo moderato, il territorio è stato tappezzando quasi capillarmente e l’amianto, come nel resto d’Italia, anche qui ha dominato per lunghi anni l’edilizia locale fin quando, una volta accertata la pericolosità, il famigerato minerale e tutto quello che lo circonda viene bandito.

“ Dopo anni dall’installazione, le coperture eternit subiscono un deterioramento per azione delle piogge acide, degli sbalzi termici, dell’erosione eolica e di organismi vegetali, che determinano corrosioni superficiali con affioramento delle fibre e conseguenza liberazione di queste in aria”.

Con la legge 257/92 sono stati vietati tutti i prodotti di amianto, con successivi Decreti Ministeriali:

-DM 06/09/1994

-DM 26/10/1995

-DM14/05/1996

-DM 20/08/1999

-D.LGgs. N. 257 del 25 luglio 2006

Sono stati regolamentati tutti gli aspetti relativi alla tutela dell’ambiente, della salute pubblica e dei lavoratori, dello smaltimento dei rifiuti, del controllo delle attività di bonifica dell’amianto presente negli edifici e negli impianti. Oggi però l’amianto è molto presente, a Reggio e nella sua provincia composta da ben 97 comuni si stimano circa 14.000 siti di eternit, siti visibili, approssimativi, ma in realtà sono molti di più, anfratti, cortili, cantine, scantinati ecc., siti nascosti dalla gente comune, dalla paura  di dover sborsare una enorme cifra per lo smaltimento di una tettoia che l’ignoranza medica comune vela impietosamente un grave e conclamato rischio alla salute.

La situazione nel territorio reggino non è assolutamente da sottovalutare, al centro città si contano circa 200 siti, ma anche in questo caso la presenza di eternit è di gran lunga superiore andando a sfiorare quasi i mille, considerando anche le piccole coperture sparse un po’ ovunque. Dai capannoni totalmente ricoperti di eternit, alle piccole casupole di periferia fino ad arrivare alla recente scoperta di una vasto sito di amianto sopra l’ex cinema Orchidea. A Saracinello la situazione è paradossale, un gruppo di palazzine, circa venti, sono ricoperte tutte di amianto, passeggiare tra le viuzze delle casupole è impressionante per chi sa cosa si nasconde dietro quelle innocue tettoie. Ma lì, la gente non dice nulla, esce, va a messa nella piccola chiesa di paese e vive a stretto contatto con un pericolo che si manifesta con il tempo, ma qualcuno si fa scappare che in quella zona molta gente è malata seriamente. Le fibre di asbesto inalate, possono rimanere incubate anche trenta anni per poi sfociare in tumore fulminante.

In via Sbarre Superiori, proprio dove inizia l’unico doppio senso di Sbarre C.li, è presente un capannone abbandonato ricoperto di eternit, si dice fosse una fabbrica di tubazioni trasferitasi altrove. Sul Viale Calabria, accanto alla caserma dei carabinieri, un altro capannone sorge indisturbato. Vico Ferruccio, Sbarre Centrali, e tante zone cittadine sono ancora piene zeppe di eternit. L’ex fabbrica di agrumi sotto il Calopinace totalmente ricoperta di amianto, privati nel Rione Ferrovieri che con l’eternit hanno coperto indisturbati i loro cortili, canne fumarie, tubazioni e recipienti di amianto sono ovunque sparse per Reggio.      

Nella zona sud della città, intorno ai campi del Sant’Agata, precisamente in via Padova, vengono segnalati capannoni e fabbriche abbandonate con migliaia di metri quadrati di tettoie in eternit, ma i capannoni ricoperti di amianto sono un po’ sparsi per l’intero territorio calabrese. In questo caso la situazione è complicata, infatti parlando con un responsabile della provincia, addetto proprio al problema amianto, appare chiaro che il privato non può da solo affrontare la bonifica di un capannone. La spesa potrebbe aggirarsi intorno ai 130-160 mila euro se si considera che il costo per la bonifica è di circa 22 € a mq, sono numeri pazzeschi che hanno obbligatoriamente bisogno dell’intervento delle Amministrazioni competenti. La situazione dei piccoli siti di eternit è diversa, i costi certamente inferiori e il servizio delle ditte specializzate consente un immediato intervento, ma c’è poca voglia e soprattutto tanta ignoranza in materia.    

Nel 2004, nell’ambito del P.O.R. 2000/06, la Regione Calabria finanzia la Provincia per la rimozione di materiale contenente amianto da alcune scuole superiori del territorio, ma nulla più. Con delibera del 28 dicembre 2007, la Provincia di Reggio Calabria stanzia 150.000 euro per finanziare la rimozione di piccoli siti di eternit. Il bando del 17 dicembre 2008 eroga 75.000euro ad una cinquantina di richiedenti, a breve i restanti 75.000 andranno ad un altro folto gruppo di partecipanti al bando che ha avuto scadenza nel gennaio 2009. Questa prima piccola ondata di finanziamenti per la bonifica del territorio, vede come promotore Giuseppe Neri, Assessore all’Ambiente della Provincia di Reggio che, secondo alcune voci di corridoio, starebbe pensando ad un nuovo bando da pubblicare nel 2010.

Ottimo, ma non basta, Neri non può affrontare da solo il serio problema eternit, serve l’appoggio della Regione e dei Comuni per finanziare la capillare bonifica del territorio reggino, gli Assessori all’Ambiente comunali e regionali hanno il dovere di trattare il problema amianto con priorità assoluta. Studiosi di fama internazionale prevedono entro il 2018 altri 30-50 mila morti da attribuire all’amianto. I controlli sono scarsi, ed un vero e proprio censimento dei siti eternit non è stato mai fatto, il N.O.E. dei carabinieri è un ‘importante presenza, ma il resto fa poco o nulla, infatti in città l’eternit è praticamente quasi dappertutto, in molti casi spezzato o corroso, ma nessuno vede, neanche chi, dentro una divisa, dovrebbe farlo.

E’ importante comunque sensibilizzare la gente, far capire cosa si nasconde dentro una lastra di eternit, perché quella lastra, di eternit, ha solo il nome, tutto il resto è amianto. Questo minerale cancerogeno, riconosciuto letale ormai da quasi cinquant’anni, di sparire non ne vuol sapere, mietendo malattie e morte ma che finalmente, dopo anni di tentennamenti e scuse varie, la scienza ha stabilito che le lastre di eternit rilasciano fibre di asbesto nocive per l’uomo e quindi vanno eliminate.    

David Crucitti

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