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Reggio: e se mi scappa la pipì…???

24 novembre 2009

di David Crucitti – Un giorno come tanti altri, in una città come poche. Un primo pomeriggio qualunque e a Piazza Indipendenza si ferma uno dei tanti pullman con a bordo decine di bambini in visita turistica a Reggio Calabria. Nelle loro menti la gioia dell’arrivo nella neo Metropoli, l’attesa di scendere e godersi la bellezza indiscussa della città.

Tutti giù, e tutti con la naturale necessità di fare i loro bisogni più o meno urgenti. La maestra si guarda intorno ma non trova nulla, infine chiede aiuto ad un parcheggiatore, il quale, senza mezzi termini, chiarisce le idee agli ospiti appena arrivati in città. Quando si realizza che non ci sono bagni pubblici, è il panico più totale.

Pochi minuti, e dietro il pullman dei bambini si parcheggia quello che trasporta decine di vecchietti dall’inconfondibile provenienza germanica, capelli bianchissimi e pelle rosa. Anche loro scendono e per ovvie ragioni, molti di loro cercano una toilette.

La guida  turistica si rivolge sempre allo stesso parcheggiatore che, a suo dire, con un po’ di imbarazzo deve informare che di bagni pubblici c’è ne uno soltanto, e che è addirittura chiuso. La situazione degenera, e dal panico, si passa all’indignazione.

Questa non è altro che una delle tante storie che giornalmente si verificano a Reggio, avvenimenti che chi lavora per strada è costretto a vedere, subire, e raccontare con amarezza e con un leggero senso di vergogna, una vergogna dovuta dall’impotenza e dall’assurdità che vede nell’altra faccia della medaglia, un impietoso e reale degrado sociale.

L’attuale situazione, che agli occhi dei turisti potrebbe far vedere nei servizi igienici pubblici lo specchio della città, è assolutamente falsata. Chi viene da fuori potrebbe farsi una cattiva e errata  idea di tutto il resto, degli sforzi collettivi e amministratiti che negli ultimi diciotto anni sono stati affrontati per arrivare a quello che Reggio, oggi, rappresenta per la Calabria e per l’intero contesto internazionale.

Conti alla mano l’unico bagno pubblico attivo in città è uno, sul Lungomare Falcomatà, proprio di fronte la stele dedicata al compianto Sindaco, ma anche qui qualcosa non funziona come dovrebbe. Suddetto servizio igienico pubblico è aperto circa sei ore al giorno: dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:30.

Troppo poco, quasi nulla, nel resto d’Italia l’orario varia in base alle zone, dalle 18 alle 24 ore di apertura. Entrando nei bagni sul Lungomare si avverte immediatamente la cura e la pulizia offerta dai responsabili, ma sei ore non bastano, come non basta un solo bagno pubblico in una città come Reggio Calabria. Per il resto, un bagnetto dentro la Villa Comunale e qualcosa di simile a Piazza del Popolo senza contare, solo nei mesi estivi, un appoggio vicino l’Arena Ciccio Franco.

Piazza Duomo, la piazza più frequentata di Reggio, è provvista di una struttura sotterranea adibita a gabinetto pubblico, un ottimo appoggio per la cittadinanza che, fino a qualche anno addietro, sfruttava senza dare disturbo ai bar vicini. Inspiegabilmente è stata chiusa, creando difficoltà alla popolazione e impoverendo la città di servizi già scarsamente presenti.

Dare un volto ad una città  Metropolitana dovrebbe essere al vertice delle aspettative del cittadino, un obbiettivo fondamentale per gli addetti ai lavori, ed un sollievo per quei poveri vecchietti, costretti a nascondersi dietro un albero.

David Crucitti 

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