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Reggio: Sbarre Centrali abbandonate a se stesse

9 dicembre 2009

di David Crucitti – Reggio Calabria ricorda momenti forti nella sua storia, fatti e misfatti impressi nella memoria di uomini che della loro città ne fecero un ideale forte, patriottico, e forse anche di più. Una città “calda” che non ammise i torti continui subiti dal suo popolo, da cittadini fieri di essere reggini che reagirono con forza, e successivamente, rispondendo con la violenza alla violenza. In una città in rivolta, con interi  quartieri in lotta, insieme a quello di Santa Caterina il rione di Sbarre si distinse per intensità di lotta continua, per il numero enorme di dimostranti, ma soprattutto, di questo rione, si ricordano le gigantesche e agguerrite barricate organizzate dall’allora attivissima “Repubblica di Sbarre Centrali”.

Quartiere storico di Reggio, le Sbarre Centrali del dopoguerra furono oggetto di attenzioni da parte di nobili, professionisti e imprenditori che a Sbarre decisero di costruire le loro case, di andare a vivere in quello che era una zona ricchissima di giardini e terreni edificabili, portando lustro e fama ad un quartiere oggi popolosissimo e pieno di negozi, dal di Ponte San Pietro a quello di Sant’ Agata, circa due chilometri di strada pieni di vita.

Tornando ai giorni nostri però la situazione è un po’ cambiata, tanti abitanti di Sbarre lamentano problemi, mentre i commercianti non accettano la scelta del senso unico imposto circa quattro anni fa, molti negozianti attribuiscono a questa scelta affrettata di viabilità il calo delle vendite, ed alcune volte, addirittura, il fallimento di attività che, in precedenza, con il doppio senso di circolazione, riuscivano tranquillamente a coprire le spese e a vivere dignitosamente.

L’illuminazione, vecchia come il mondo, non soddisfa a pieno le Sbarre C.li, e cosi, esattamente un anno fa, viene installata la nuova illuminazione, pali della luce molto eleganti che donano un aspetto diverso alla strada, ma gli abitanti si chiedono come mai non sia ancora stata messa in funzione.

Si lamenta un manto stradale fatiscente, senza considerare l’inciviltà di alcuni cittadini che dai marciapiedi non raccolgono gli escrementi dei loro cani, regalando così uno spettacolo indecoroso agli occhi, e fomentando infezioni e degrado urbano.

Ma la vera e propria problematica di Sbarre è senza dubbio la viabilità, i cittadini lamentano la totale assenza di Polizia Municipale sul territorio, assenza che pesa come un macigno per una circolazione troppo spesso in tilt, ingorghi e code lunghissime causate da parcheggi mozzafiato.

Spesso succede che i pullman e le autobotti per la fornitura di benzina provenienti dal Viale Calabria, una volta arrivati a Sbarre dalla via Furnari, non riescono ad immettersi completamente sulle Sbarre a causa di automobili parcheggiate all’inizio del marciapiede, quando invece, il codice stradale, sostiene che bisogna lasciare liberi i primi sei metri per i parcheggi adiacenti ad una curva o un incrocio. Morale della favola: tutto bloccato fin quando non si trova il proprietario della macchina che ostruisce il passaggio, quando si trova, quando no, si provvede alla vecchia maniera.

Un altro problema sollevato da molti abitanti è la continua coda che si forma ai semafori del Ponte di San Pietro, file allucinanti sulle Sbarre non permettono assolutamente di passare velocemente in caso di urgenza. Qualcuno racconta di avere assistito ad una scena agghiacciante: una macchina che trasportava un infartuato ben conosciuto in zona, è rimasta bloccata per lunghi minuti ai suddetti semafori, una scena terribile, il malcapitato arriverà morto al Pronto Soccorso. Ovviamente la stessa cosa vale per le Ambulanze, i Vigili del Fuoco, la Polizia, e le auto in borghese della Questura che spesso, dopo una cattura eccellente, devono obbligatoriamente passare di lì essendo il carcere di San Pietro esattamente accanto ai famigerati semafori. Non ci sono dubbi, la presenza dei Vigili Urbani è fondamentale a Sbarre Centrali, e la popolazione lo ha capito molto bene.

Appare chiaro come qualcosa non funzioni come dovrebbe, è evidente la necessità di posare in questo quartiere un occhio in più, un interesse politico-istituzionale che renda un’arteria principale come Sbarre funzionante ed attenta alle necessità del cittadino. Il cuore della Repubblica di Sbarre, certamente, batte ancora nei ricordi di chi, dietro le barricate, gridava “boia chi molla”, tempi ormai lontani, anni luce. Oggi la rivolta violenta va messa da parte, non dimenticata, ma sostituita da una rivolta culturale, il piccolo cambiamento individuale che migliora, certamente, la qualità della vita.

David Crucitti  

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