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Reggio: il Tempietto sempre più senza un senso

30 gennaio 2010

di David Crucitti – Di male in peggio, le segnalazioni degli ultimi anni non hanno smosso nulla, tutto è rimasto come prima, o per  meglio dire, tutto è peggiorato. La solita maldestra incuria per alcune opere pubbliche, predestinate sin dalla nascita all’abbandono, riportano la mente indietro nel tempo, quando, dilaniate dalla carestia, le mamme pensavano bene di lasciare i neonati negli orfanotrofi.

Il Tempietto ha fatto quasi la stessa fine, la differenza è che i neonati venivano consegnati a persone in grado di crescerli, il piccolo Tempio, purtroppo, non ha avuto neanche questa fortuna, ha mostrato il fianco agli sciacalli della notte, indifeso dagli indifendibili ha subito i vandali che puntualmente, piano piano, anno dopo anno, lo hanno distrutto.

La storia che avvolge questa piccola struttura appare poco convincente, ed il fatto che nessuno abbia mai spiegato le motivazioni di tale abbandono, non lascia presagire nulla di buono, in realtà il Tempietto non è stato mai utilizzato. Le buone intenzioni del progetto iniziale ( realizzato con i finanziamenti dell’Unione Europea) non hanno soddisfatto le aspettative, e così, il piccolo Tempio, già da alcuni anni è stato privato delle vetrate, distrutte a pietrate, e gli unici visitatori della struttura ci entrano per i loro bisogni più urgenti.

Dopo la Fata Morgana e i Bronzi di Riace, il Tempietto avrebbe dovuto occupare il terzo posto nella classifica dei simboli principali della città, infatti il monumento e l’intero Parco Urbano, dedicato all’antica area sacra greco-romana, sono stati progettati per ospitare grosse manifestazioni ed eventi importanti. In parte l’area è sfruttata e adibita a fiere, concerti, manifestazioni sportive, culturali e automobilistiche, ma proprio per questo non si comprende la totale indifferenza verso il Tempio.

Vittima innocente di un immobilismo generale, in bella vista si presenta questo monumento che ha tutte le sembianze di quei Templi antichi, molto somiglianti a quelli dell’agrigentino nella Valle dei Templi. Racchiude un po’ l’emblema di Reggio, di tante situazioni che si sarebbero potute sistemare, ma si è pensato di realizzarne altre in barba a quelle già presenti nel territorio, una sorta di bocciatura pubblica.

Circa un anno e mezzo fa appare una recinzione, il Tempietto, almeno quello, viene preservato dai malintenzionati. Tutto fa pensare che forse il monumento verrà ristrutturato, o perlomeno, che gli si venga dato un aspetto decoroso. Nulla di tutto questo, il tempo è passato e il piccolo Tempio è rimasto immerso nel suo abituale degrado, la recinzione non esiste più e le poche vetrate rimaste quasi intere sono sempre più vittime dei facinorosi  delle bombolette spray.

La pavimentazione del Parco Urbano ormai non esiste quasi più, quello che doveva essere il passeggio dei cittadini è ormai diventato una corsia preferenziale di automobili, buona parte delle plafoniere dei lampioni sono state oggetto di attenzione da parte dei soliti ignoti, e sono andate distrutte, senza contare le condizioni in cui versa la statua al centro del parco.

Bisogna trovare un senso al degrado in cui versa il Parco Urbano, privilegiato balcone sullo stretto per posizione ma non per attenzione, bisogna trovare un senso anche all’inutilità del Tempietto, perché agli occhi dei turisti sarebbe meglio se non ci fosse, come bisogna trovare un senso a tante situazioni, capire che piccoli interventi alle cose comuni, non susciterebbero i pregiudizi che le grandi ed onerose opere si trascinano dietro da anni, comprendere che la cosa comune è di tutti, e non averne cura non ha senso. Come la storia insegna, durante la carestia, a volte le mamme ci ripensavano e tornavano all’orfanotrofio, si scusavano, e si riprendevano il loro figliolo.

David Crucitti

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