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Reggio: sulle “bretelle” chi è senza peccato scagli la prima pietra

24 febbraio 2010

 

di David Crucitti – Punta Calammizzi si inabissa nel 1562 a seguito di un forte terremoto, e proprio li che una antica fiumara parte dall’Aspromonte e sfocia in quel punto. Ancora oggi, la natura segue il suo corso ed il torrente Calopinace predilige sempre il suo naturale percorso, quello antico, quello che ormai da secoli trasporta la neve sciolta giù, fino al mare che spesso, soprattutto nei giorni di piena, si colora di marrone creando nello specchio d’acqua un intenso gioco di colori. Gli anni passano e così si decide di costruire degli argini in cemento creando così quelle che oggi sono chiamate le Bretelle Calopinace.

Si comprende che le suddette bretelle possano essere una vera e propria valvola di sfogo per il traffico cittadino, e così, agli inizi degli anni ’90, le bretelle vengono collegate all’autostrada semplificando di gran lunga l’ingresso alla Salerno-Reggio Calabria che fino a quel momento, per gli automobilisti della zona sud, l’unico ingresso all’autostrada era quello di Modena-San Sperato. L’idea funziona, anzi, risulta grandiosa, oggi le bretelle Calopinace sono senza dubbio le strade cittadine maggiormente frequentate. Abbiamo detto strade, non circuiti di Formula 1 come troppo spesso vengono considerate da quasi tutti gli automobilisti che le percorrono. Le bretelle Calopinace non sono delle strade a scorrimento veloce, sono strade comunali che accompagnano comodamente all’autostrada da una parte, dall’altra, ingresso importante alla città per via del Centro Direzionale, lo stadio, la stazione centrale, ecc.

Sono lunghe le due strade Calopinace, lunghe, diritte e larghe, un buon motivo per abbassare l’acceleratore e raggiungere velocità incomprensibili, lo dimostrano i numerosi incidenti stradali gravi e meno gravi. Macchine che finiscono in fondo al torrente, incidenti pazzeschi agli incroci e morti, troppi morti per essere le bretelle delle strade comunali con l’obbligo dei 50 chilometri orari.

Come si accennava prima, gli automobilisti per la maggior parte confondono le strade dell’Argine Calopinace per un circuito ad alta velocità, un luogo dove correre è lecito, sembra quasi che queste due strade si distacchino dall’intero contesto comunale e vadano a catalogarsi tra le strade a scorrimento veloce, ma non è così. Purtroppo le responsabilità di tutto questo non sono da attribuire solo ai cittadini, ma facciamo un po’ il quadro della situazione.

Dall’imbocco della bretella lato sud, cioè quella che va da mare a monte, la segnaletica orizzontale è praticamente inesistente, dal suo inizio fino all’imbocco dell’autostrada i segnali di pericolo, precedenza, linea di arresto, striscia discontinua, striscia continua e strisce pedonali non esistono più. La segnaletica verticale ( i famosi segnali stradali), è a dir poco insufficiente, in più di un chilometro, sempre bretella mare monte, è presente un solo cartello che riporta il limite di velocità,  ed è posizionato quasi alla fine della strada. La stessa cosa vale per l’altra bretella monte mare, un solo segnale di limite di velocità e quasi nulla per quanto riguarda la segnaletica orizzontale.

Le ringhiere di protezione, e già lo avevamo scritto nei mesi scorsi, sono inadeguate, troppo basse e fragili specialmente quelle all’incrocio con il Ponte di San Pietro, senza considerare quelle divelte dagli incidenti mozzafiato, mai riqualificate in tutta sicurezza ma bensì sostituite con fragilissime transenne. Carmelo Aloi, 41 enne reggino in forza alla Squadra Mobile di Reggio Calabria, muore alle 13:45 del 26 aprile 2009 al famigerato e ormai famoso incrocio del su citato Ponte di San Pietro, è l’ultima vittima del Calopinace. Per la prima volta in tanti anni, un centauro, coinvolto in incidente stradale sulle bretelle Calopinace, viene sbalzato e scaraventato in fondo al torrente, morirà poco dopo l’arrivo in ospedale. Se le ringhiere fossero state più alte, forse, Aloi sarebbe ancora in vita.

Questo terribile incidente fornisce una chiave di lettura molto chiara per chi sa leggere: se è accaduto una volta, può accadere di nuovo. Ma torniamo ai pericoli di queste due frequentatissime strade cittadine. Questione semafori accesi o lampeggianti nelle ore notturne: i vertici della Polizia Municipale affermano, giustamente, che per lasciare in funzione un semaforo nelle ore notturne servono delle importanti motivazioni. L’incrocio tra le bretelle Calopinace e le Sbarre C. li è un ottima motivazione, la visuale è praticamente ridotta a zero per via della lieve salita che porta dalle Sbarre all’incrocio e per la presenza di un immobile che azzera totalmente la visuale di ambedue le corsie.

Rimanendo in tema semafori, proprio questa mattina una macchina ha travolto una ragazza che attraversava a piedi, e sulle strisce pedonali, l’incrocio di via San Pietro. L’automobile passava con il verde, mentre la ragazza, non vedendo il semaforo per i pedoni funzionante ( è stato rilevato che l’omino rosso non funzionava), ha attraversato ed è stata investita riportando una vistosa ferita alla fronte. Come confermato dai tanti verbali sugli incidenti stradali, gli incroci delle bretelle Calopinace sono ad altissimo rischio, in particolar modo quello con le Sbarre Centrali, sono tanti e gravi gli incidenti che si sono verificati in questa strada nel corso degli ultimi anni. E’ vero che più una strada è frequentata e più il rischio aumenta, ma è anche vero che le condizioni di sicurezza di questa arteria sono abbastanza discutibili, fatti alla mano le bretelle avrebbero bisogno di un importante intervento vista l’enorme mole di traffico che giornalmente ospitano.

L’alta velocità è la causa di quasi tutti gli incidenti avvenuti sulle bretelle Calopinace, se ci si guarda un po’ attorno transitandovi, l’attenzione porta a quei vasi pieni di fiori legati alla ringhiera o agli alberi. Sono il segno di una vita che non c’è più, di persone che proprio in quel punto hanno raggiunto il capolinea, l’ultimo alito di vita spirato tra i resti di un’auto o sull’asfalto. Molti pensano che ognuno ha un proprio destino, che è tutto deciso e scritto, sarà vero, nessuno può dirlo. E’ accertato però che se non si mette la mano tra i denti di un cane, questi non potrà mai morderla, e che se non si gioca con il fuoco, non ci si potrà mai bruciare, questo, almeno, è certo.

David Crucitti 

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