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Reggio: la Villa Comunale si è ammalata, ma non si trova la cura (le foto)

10 maggio 2010

 

di David Crucitti – E’ il polmone verde della città situato al centro storico, tra il Lungomare ed il Corso Garibaldi, nessuno può dire di non averlo visitato almeno una volta nella vita. La Villa Comunale è una di quelle strutture che della città ne è stato il vanto principalmente per l’attenzione che ha sempre suscitato da parte di Re e Governanti sin dall’antichità.

La storia  

Nasce molti anni addietro, nel tempo in cui ancora le due guerre mondiali erano il futuro, ed il sogno americano la speranza, un tempo di bianco e nero, di lunghi abiti, bombette e baffi lubrificati. Nasce in quel tempo, quando la città si preparava allo sviluppo culturale che le navi portavano nei loro carichi da tutto il mondo, attraccando all’allora Molo di Porto Salvo, oggi ribattezzato Arena dello Stretto. Villa “Umberto I”, meglio conosciuta come Villa Comunale di Reggio Calabria, nasce precisamente nel 1854 su iniziativa del governo borbonico, ed il nome iniziale della Villa fu “orto botanico”, proprio per la varietà delle piante che ospitava, alcune delle quali tutt’oggi viventi. Villa Umberto I è stata si dall’inizio considerata principale luogo all’aperto per l’esposizione di importanti monumenti che rappresentano, in parte, la storia della città. Dal “Portale di casa Vitrioli”, una delle ultime meraviglie risparmiate dal terremoto del 1908, fino ad arrivare ai busti di uomini illustri come Paolo Pellicano, Domenico Tripepi, Antonio Plutino e via dicendo. Insomma, di cultura la Villa Comunale ne è piena fino all’orlo.

Gli anni ’80 e ‘90

Da sempre ha ospitato la sua gente, piccoli e non, attratti dalla suggestione dei suoi vicoli nascosti tra gli antichi alberi senza dimenticare il fascino degli animali, anche loro, ospiti della struttura. Scimmie, pavoni e uccelli di ogni tipo senza dimenticare la maggiore attrattiva del parco: i leoni. La Villa Comunale è stata da sempre il maggiore punto di riferimento delle famiglie di Reggio e provincia con l’affluenza di centinaia di bambini. Tra giostre, palloncini e popcorn, non si può tralasciare il ricordo dell’indimenticabile trenino che, macinando chilometri all’interno della struttura, donava una sensazione magica. La domenica, principalmente, era il giorno di svago per tutti i partecipanti della consueta festa che puntualmente si svolgeva alla Villa di Reggio. In molti sceglievano di pranzare al suo interno, un vero e proprio pic-nic adagiati sul brecciolino o sulle panchine, aspettando la fine del pranzo per poi lanciare molliche di pane ai cigni, alle oche e paperelle nella grande piscina o ai pesciolini rossi della vasca “dei pesciolini rossi”. Si trascorrevano intere giornate di puro svago alla Villa Comunale, erano gli anni degli appena arrivati “cugino vo cumprà”, immigrati nordafricani che ancora mantenevano la loro fede, lontano da alcool e droga, e che, all’interno della Villa, vendevano la loro merce con dignità.

La Villa Comunale oggi

Ore 10:50 di una prima e soleggiata domenica di maggio 2010, la Villa Comunale è pulita ed il verde è curato, ma subito qualcosa di strano si presenta agli occhi. In una calda e serena domenica, alla Villa sono presenti tre giostrai, un bambino, due genitori e un folto gruppo di extracomunitari che indisturbati, bivacchiano nelle parti alte del parco. Sono di diverse estrazioni, ci guardano con sospetto, ma è un problema loro. La piscina dei cigni è vuota ormai da anni, ne animali, ne acqua, stessa sorte per la vasca dei pesciolini rossi, gran parte delle plafoniere per l’illuminazione sono rotte o addirittura inesistenti, alcuni monumenti sono stati gravemente deturpati dalle bombolette spray, e tre busti sono spariti dai loro rispettivi piedistalli, ma non sono stati rubati, sono conservati e non si capisce bene perché non vengano sistemati al loro posto, i bagni sono chiusi, o perlomeno, sono chiusi in quel momento. Il tempo passa e alla Villa arriva qualcuno, sono vecchietti che nelle panchine trovano un po’ di riposo, di bambini neanche l’ombra. Ma cosa è successo, perché questo deserto in una struttura dalle potenzialità enormi e al centro città. La risposta può darla solo chi, alla Villa, ci lavora.

Cosa dicono i giostrai

Parliamo con il più giovane, secondo lui il problema riguarda l’eccesivo numero di immigrati che giornalmente si recano alla Villa e afferma. “ I genitori hanno paura di portare i loro bambini alla Villa, ormai la struttura si è fatta una cattiva nomina grazie a questa gente che combina guai, ma anche grazie alla stampa che a volte eccede nel riportare una notizia. Nei giorni scorsi ad esempio, un giornale ha riportato che un giovane è stato malmenato e derubato all’interno della Villa, ma non è così, il fatto è avvenuto all’esterno della struttura, la gente legge e ha paura”.

Il giostraio ha ragione, ma è anche vero la Villa è diventato il punto di incontro di tanti extracomunitari che troppe volte vengono coinvolti in risse e fatti spiacevoli, la gente legge si, ma qualche provvedimento si dovrebbe anche prendere. Alla domanda se all’interno della Villa ci fosse prostituzione il giostraio risponde. “No, prostituzione no, solo che verso sera al parco si recano uomini che non hanno proprio interesse alle donne”. Il giovane giostraio si riferisce ad alcuni omosessuali che, non avendo dove soddisfare i loro anomali impulsi, lo fanno dove, il giorno dopo, magari un bambino andrà a sedersi o a raccogliere un fiore, ma peggio ancora, all’interno di una struttura concepita soprattutto per i bambini. Il giostraio –conclude- “ L’illuminazione è inesistente, se non fosse per le quattro luci della mia giostra, sarebbe tutto buio”.

Da che mondo è mondo tutti i parchi sono meta di personaggi anomali e di particolari pratiche sessuali, ma questo non giustifica che le famiglie decidano di non entrarci più. Qualcosa si deve fare, riportare la Villa ai “fasti di un tempo” (come promise la politica locale un paio di anni fa) è un atto dovuto nei confronti della cittadinanza e di chi lavora al suo interno, chi ricorda, come noi, cosa è stata la Villa Comunale fino ad un decennio fa, non può che provare amarezza e frustrazione per una struttura che si è ammalata, ma che non trova cura.

David Crucitti

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One Comment leave one →
  1. giuseppe permalink
    2 giugno 2010 10:10

    sarebbe ora di prendere provvedimenti, di pagare qualcuno che vigili giorno e notte la villa e di promuovere attività e giochi con le scuole alla villa

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