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Reggio: il carcere di San Pietro inaugura “Hakuna Matata”, ma il sistema mette i brividi

14 maggio 2010

 

di David Crucitti – Hakuna Matata, è questo il nome con cui è stata battezzata la nuova sala di attesa all’interno della casa circondariale di via San Pietro. Tratta dalla canzone del film “ Il re leone”, Hakuna Matata si basa sulla filosofia di dimenticare i problemi del passato per concentrarsi con ottimismo sul presente, e quindi, sul futuro. E’ con questo spirito che questa mattina, al carcere di Reggio Calabria è stata inaugurata la sala che, finalmente, darà degna ospitalità ai parenti dei detenuti. Per chi non lo sapesse, fino a ieri i parenti dei detenuti, con tanto di bambini, neonati, donne ed anziani, dovevano attendere l’ora della visita all’esterno del penitenziario, all’aperto, un prezzo troppo alto per chi non ha nessuna colpa. Erano presenti tutti questa mattina, dalla politica alla magistratura, dal clero alle più attive associazioni che nel segreto, svolgono un attento lavoro a favore del detenuto. Presieduta dall’Arcivescovo Mons. Vittorio Mondello, la cerimonia inizia con una preghiera e successiva benedizione dei locali senza tralasciare l’importanza di una parola di speranza da parte della Chiesa. Mons. Mondello –esordisce- “Faccio i miei personali auguri a chi ha realizzato questa importante struttura che dignitosamente accoglierà i parenti dei detenuti, andando incontro alle loro necessità nel rispetto della dignità umana”. La direttrice del carcere, dott. Maria Carmela Longo, si dice soddisfatta e felice per la realizzazione di un progetto desiderato con tutte le forze e –afferma- “Ringrazio chi ha voluto condividere con noi questo mio sogno, cioè dare un luogo sicuro e curato nei minimi particolari ai parenti dei detenuti” –continua- “ringrazio l’Assessorato alle Politiche Ambientali che ha creduto e finanziato questo progetto che, con amore, è stato costruito dai detenuti stessi e reso accogliente e adatto per i bambini grazie al duro lavoro dei giovani dell’Accademia delle Belle Arti che hanno disegnato al suo interno gigantografie dei personaggi Disney” –conclude- “Questa nuova struttura farà un serio servizio di accoglienza, attenuando realmente il trauma dei bambini che entrano nella struttura per le consuete visite ai parenti”. Dello stesso avviso è anche l’Assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Reggio Calabria Tilde Minasi che, emozionata, prende la parola e conclude la visita della nuova sala d’attesa del carcere. –afferma- “Sarà un luogo degno per quei parenti, ma soprattutto per i bambini che fino a pochi giorni fa dovevano attendere fuori le loro visite, esposti alle intemperie, oggi invece, con questa struttura, i piccoli vivranno questa esperienza con maggiore serenità”. E’ davvero una struttura impeccabile, si è pensato persino i fasciatoi per il cambio dei pannolini, giochi, colori e disegni compongono una struttura che non si è fatta troppo attendere. Ma le belle notizie sono finite. Ci spostiamo in un’altra sala all’interno del carcere e il discorso cambia totalmente, il dott. Giuseppe Tuccio, Garante dei Diritti del Detenuto, e l’avv. Agostino Siviglia, Consigliere Giuridico, commentano la Terza Relazione Annuale sull’attività svolta dall’ “Ufficio del Garante delle persone private della libertà personale”. Sono commenti crudi ma reali, dipingono alla perfezione non solo la situazione drammatica del penitenziario reggino, ma un po’  tutto il sistema carcerario nazionale. Vengono evidenziate gravi difficoltà da parte degli agenti di polizia penitenziaria, ma soprattutto lo stato di degrado con cui migliaia di detenuti sono costretti a convivere giornalmente. “Questa è la stagione del fare, è finita quella del dire” -afferma Tuccio-, “l’obbiettivo è quello di dare una dignità ai detenuti, una dignità troppo spesso inesistente” – continua- “ il sovraffollamento ha raggiunto livelli di atrocità, molti detenuti sono privati persino di un letto, dormendo magari a mezzo metro dal vaso e in prossimità del tavolo per i pasti. Tutto questo è inaccettabile”. Il dott. Tuccio menziona anche le dichiarazioni recenti del ministro Alfano che, urgentemente, ha chiesto l’allargamento delle mura delle celle, ma è anche doveroso informare che la scarsità di personale non è affatto gradita soprattutto ai direttori delle carceri. L’avv. Agostino Siviglia mette la ciliegina sull’amara torta e conclude il dibattito “ Questo carcere soffre di gravi mancanze, c’è un terribile allarme sovraffollamento che senza dubbio andrà a peggiorare, addirittura manca il pavimento, è una situazione davvero paradossale. –continua- “Abbiamo cercato di portare un po’ di cultura all’interno dell’istituto penitenziario reggino, la recente biblioteca ne è un esempio, ma le problematiche sono tante e difficili da risolvere, cercheremo in tutti i modi di trasformare questa situazione per dare uno spirito di speranza a questa gente, cercando terreno fertile per una crescita sociale all’interno del carcere”.

Non è la prima volta che ci occupiamo dei seri problemi del carcere di San Pietro, già nel dicembre scorso abbiamo fornito una reale e dura realtà dei fatti che si svolgono all’interno di questo penitenziario. All’epoca intervistammo l’attuale direttrice del carcere, la dott. Longo, la quale senza indugi denunciò tutto apertamente. Sono trascorsi sei mesi da allora, e ci ripresentiamo per sentire, dopo quella denuncia, cosa è accaduto, di positivo o negativo: questa è la risposta “La situazione è peggiorata a dismisura, è stato ben evidenziato nella Terza Relazione Annuale, i detenuti aumentano e i soldi diminuiscono o non arrivano. Il personale è stabile, nessuna assunzione, nulla, tutto è peggiorato. I nostri superiori sono stati informati ma non succede nulla, a volte non c’è altra soluzione che liberare il detenuto, le nuove carceri sono un sogno lontano, e la situazione peggiora di giorno in giorno”.

Appare chiaro come all’orizzonte non si veda nulla di positivo per la stabilità delle carceri italiane, come dice bene la direttrice, la situazione è uguale in tutta Italia, ma il dramma carcerario non lascia scampo, appare tutto nero, una galleria senza fine. E’ comunque importante evidenziare due punti cardine della situazione, uno è la giustizia, l’altro è la non giustizia. Mettere in galera una persona che si è macchiata di un reato è giustizia, costringere quella persona a vivere senza la libertà in un luogo inopportuno e inadeguato al genere umano, è non giustizia. La libertà è un bene prezioso, lo sa bene chi ha assaggiato le sbarre e ne da testimonianza, nel prossimo futuro il sovraffollamento delle carceri italiane subirà un aumento vertiginoso, ma il tempo passa, e conti alla mano, il futuro non porterà nulla di buono.

David Crucitti

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