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L’amianto assassino non si combatte nelle discariche, ma sulle nostre teste

1 settembre 2010

 

di David Crucitti – Le fabbriche di armi di tutto il mondo producono due tipologie diverse di munizioni, la cartuccia classica armata di piombo, e la cartuccia blindata (Full Metal Jacket), devastante. Medesima cosa avviene con le armi bianche, si producono i coltelli a punta tonda, pericolosi ma non fatali, e quelli appuntiti a tal punto da infilzare qualsiasi cosa, fatali. I due esempi su citati precedono una considerazione su un serio problema ambientale che con le armi non ha nulla a che vedere, ma che in comune ha una cosa: uccide.

Qualche mese fa la Guardia di Finanza rinviene e sequestra una tonnellata di eternit sotto le sabbie di Bocale, i giornali locali riempiono le pagine e finalmente la parola “amianto” rimbalza negli occhi della gente. Ottimo lavoro, importante, ma l’eternit rinvenuto e sequestrato sotto la sabbia di Bocale, è un coltello a punta tonda. Succede poi che di rado, molto di rado, qualcuno decide di bonificare un’area o un fabbricato ricoperto di eternit, anche qui solita procedura, le pagine si riempiono della lieta notizia e tutti felici e contenti raccontano la “buona azione quotidiana”, ma la realtà, e soprattutto le normative, raccontano ben altro. In questi giorni rimbalza in città la lieta notizia che vede protagonisti i Rangers d’Italia che hanno individuato nel greto del torrente Valanidi una vasta discarica di eternit.

Dopo il rinvenimento delle famigerate lastre, i Rangers provvedono ad avviare tutte le procedure del caso al fine di bonificare l’area. Anche qui un ottimo lavoro, le lastre non erano sotto la sabbia, e quindi le polveri di asbesto rilasciate dalle lastre si potrebbero considerare pericolose, anche se la zona non sembrerebbe abitata, ma in ogni caso, l’amianto rinvenuto nel torrente Valanidi assomiglia molto ad una “cartuccia armata di piombo”. Adesso, finite le buone notizie, raccontiamo la realtà dei fatti che riguardano l’amianto nel territorio reggino, raccontiamo quello che a molti non piace sentire, quelle informazioni puntuali e dettagliate che in questi anni ci hanno fatto riempire pagine infinite di denuncie.

Nella sola città di Reggio Calabria e nella sua provincia si contano circa 14.000 siti di amianto, ma sono molti di più. I danni provocati dall’amianto al corpo umano sono molteplici e letali, una sola fibra di asbesto inalata sarebbe in grado di uccidere, e le lastre di eternit ne rilasciano migliaia ogni giorno. Allora, detto questo, qualche domanda nasce spontanea: come mai si da tanta importanza a quell’amianto sotterrato o lontano dall’uomo e non si considera quello che giornalmente vive sopra le nostre teste? Come mai nessuno parla, si mobilita o prende informazioni su quelle migliaia di tonnellate di veleno che ogni giorno convivono con noi? Come mai chi di competenza non provvede a controllare i siti di amianto a contatto con l’uomo invece di andare alla ricerca di quelli lontani dalla popolazione?

Tutto questo è assurdo, la gente non conosce realmente i rischi perché nessuno ne parla, la gente smaltisce “fai da te” di notte perché conosce i rischi penali ma non quelli sulla salute, la gente non sa perché nessuno informa, certa stampa locale racconta il rinvenimento di una discarica ma non spiega quello che è realmente l’amianto, la gente è ignorante in materia e ci resterà fin quando qualcuno non deciderà di avviare una seria e continua campagna di sensibilizzazione.

L’amianto uccide ogni giorno, si prevedono nei prossimi anni almeno 30 mila morti solo in Italia, le vittime non saranno soltanto coloro che con l’amianto ci hanno lavorato, i decessi di persone che con l’amianto credevano di non avere nulla a che fare si sono raddoppiati e il futuro, per gli esperti, sarà peggiore. La lotta delle forze dell’ordine al fine di scoraggiare lo smaltimento abusivo è importante, ma se il cittadino non capisce realmente a cosa va incontro, le discariche di eternit non finiranno mai. Intanto, sopra le nostre teste, migliaia di tonnellate di amianto ci guardano dall’alto, ci osservano, e ogni giorno ci attaccano con “cartucce di puro metallo blindato”.

David Crucitti

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