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L’amianto dove meno te l’aspetti: nell’edificio dell’Asp

3 dicembre 2010

di David Crucitti – Torniamo a parlare di una brutta storia, per l’ennesima volta allertiamo e solleviamo un pericolo devastante per la salute dell’uomo, torniamo a parlare di amianto. Questa volta però la storia ha dell’incredibile, una e-mail ci avvisa della presenza di amianto all’interno del Polo Sanitario Nord di Reggio Calabria, indica addirittura il punto preciso dove andare a cercare: “andate a guardare di fronte la porta del responsabile della struttura”. Il sopralluogo conferma la segnalazione, in un pozzo luce circondato da finestre al primo piano dell’edificio, è presente un piccolo sito di amianto, che sia piccolo non giustifica nulla ovviamente. Non esiste soglia di sicurezza al di sotto della quale il rischio di cancro sia nullo: ogni esposizione all’amianto produce un rischio di Mesotelioma. “L’esposizione a qualunque tipo di fibra e a qualunque grado di concentrazione in aria va pertanto evitata” ( Organizzazione Mondiale della Sanità, 1986). La piaga dell’amianto continua a mietere le sue vittime, a quasi vent’anni dalla sua abolizione, sul territorio nazionale ed in particolare su quello calabrese l’amianto fa da padrone, è praticamente ovunque, ma lo Stato continua a non dare risposte concrete nonostante l’enorme mole di materiale che dimostra la presenza e la pericolosità dell’amianto a contatto con l’uomo. “Non sono solo i polmoni ad essere colpiti da patologie di amianto, ci sono altri organi come quelli intestinali, ma ci sono anche neoplasie del laringe e del faringe che trovano una correlazione con l’esposizione all’amianto”. (Dott. Gesualdo Agati, specialista pneumologo).

Tornando al Polo Sanitario in questione, il responsabile della struttura, dott. Vincenzo Malara, conosce bene i danni che il famigerato minerale può provocare, e proprio per questo già nel luglio scorso ha sollevato il problema. “Ho provveduto già da tempo ad attivare le procedure di segnalazione agli organi competenti riguardante l’amianto presente nella struttura di cui sono responsabile –afferma Malara- sono stati effettuati anche dei rilievi in presenza di due Vigili Urbani intervenuti nei mesi scorsi”. Il dott. Malara non si limita a confermare il piccolo sito, con l’entusiasmo di chi vuol mettere fine a questa storia parla di altri siti all’interno della sua struttura. “Ci sono in tutto trentasei comignoli, tre pluviali, un serbatoio e una canna fumaria, tutti in amianto”, -e continua- “l’ufficio tecnico da me interrogato ha risposto che ha avviato le pratiche di smaltimento, sono certo che a breve l’amianto sparirà da questa struttura”. Le dichiarazioni di Malara potrebbero sembrare una delle tante promesse mai realizzate, invece, le ultime notizie parlano di un sopralluogo di una nota ditta di smaltimento già da martedì prossimo, il problema quindi potrebbe considerarsi risolto. Purtroppo non sempre è così, il territorio è invaso di asbesto, le polveri continuano a circolare indisturbate nei polmoni di tutta la popolazione. L’iter di smaltimento non è semplice, soprattutto se si tratta di strutture pubbliche. Come si accennava prima, il disastro amianto non ha avuto l’attenzione che merita, il Governo continua a non prendere seriamente in considerazione un problema che implacabile miete vittime ogni giorno, si prevede un incidenza di mortalità, con picco si pensa nel 2020, di 35-50 mila morti. Il cittadino ha il dovere di esigere, sul proprio territorio, un controllo dettagliato, pensare alla bonifica, la nostra salute dipende dalla salute della nostra terra, l’acqua, l’aria, l’alimentazione, tutto questo parte dalla terra, ma se la terra è inquinata, saranno inesorabilmente prodotte malattie e morte.

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