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Orsola Fallara: che il suicidio di una donna, “possa redimere i cuori e le menti”

18 dicembre 2010

di David Crucitti – C’è una donna, una quarantaquattrenne di bell’aspetto che per lunghi anni ha svolto il compito di dirigente del settore Finanze e Tributi del Comune di Reggio Calabria. Succede che un giorno, intorno ai primi di novembre, qualcuno annuncia, in una conferenza stampa, una notizia shock: “Orsola Fallara si è auto liquidata somme astronomiche”. Si fa anche un approfondimento con carte e numeri alla mano, affermando che la dirigente in questione si sia auto liquidata nel solo 2009 cifre pari a 380 mila euro, mentre nel 2010 le autoliquidazioni sono di 567 mila, e una seconda di 160 mila euro. Tra smentite, accuse e ammissioni, il caso va avanti ininterrottamente, forse troppo per una mente fragile, ma questo è il prezzo da pagare quando si è messi alla gogna. La bomba è scoppiata, la deflagrazione non ha risparmiato nessuno, è stata così forte che ha raggiunto persino il più mite e disinteressato cittadino di Reggio Calabria. Ma è proprio qui, tra le mura di questa città che il boato si sente più forte rispetto a qualsiasi altra realtà italiana: ma perché! I motivi di una così aspra indignazione collettiva sono due, il primo, quello più diretto e comprensibile, riguarda la “presunta azione incriminata” commessa dalla signora Fallara, il secondo riguarda l’intera collettività, la gestione economica per il fabbisogno cittadino. Più volte alcuni politici, intervistati, ammettono che le casse del Comune sono completamente vuote, “non ci sono i soldi neanche per asfaltare una strada”- ammette un neo assessore-. Oggi, parlare di strade distrutte, di degrado ambientale e sociale, di disoccupazione, di stipendi non pagati, di interi nuclei familiari che in attesa del tanto sudato salario sono costretti a chiedere l’elemosina a parenti e amici, parlare di strutture e periferie totalmente abbandonate, insomma, parlare oggi di tutto questo non ha senso. Qualcosa di ben più grave è accaduto in città, senza preavviso, un fulmine a ciel sereno ha nuovamente colpito al cuore un’intera comunità. Nella notte tra mercoledì e giovedì, la signora Fallara ha pensato di mettere fine a questa drammatica storia con un’azione ancor più tragica: il suicidio. Ha anche pensato come e dove portare a termine la fine del suo dolore. Con determinazione, quella che non appartiene a tutti, si è recata nel punto da lei stabilito e si è avvelenata ingerendo una grossa quantità di acido muriatico. Devastata dal micidiale liquido, forse si è pentita dell’estremo gesto appena compiuto, ed ha chiamato aiuto. La signora Orsola è morta nella tarda mattinata di venerdì. A nulla sono servite le cure dei sanitari, il dramma si è compiuto in tutto il suo orrore. Il maledetto potere, la maledetta politica, lo stramaledetto danaro, hanno mietuto l’ennesima vittima, una vittima di un circuito in cancrena e vittima di se stessa e certamente di qualche altro, staremo a vedere. L’unica cosa certa è che la dott. Fallara non è più una dirigente che si è auto liquidata migliaia di euro, non è più quel capro espiatorio tanto mirato per colpire un’intera classe politica, adesso la signora Fallara è solo il ricordo di una donna che ha pagato con la vita gli errori e gli orrori che si sono compiuti a Reggio Calabria. Questa disgrazia non può essere considerata separata dal contesto politico cittadino, non è accettabile. I responsabili di questo dramma di Natale in riva allo stretto sono tanti, ma forse non se ne sono accorti, c’è stato talmente tanto di quel fuoco, che non si capiva più da quale lato si sparava, quasi quasi qualcuno forse pensa che a colpirla al cuore non sia stato lui, ma quello che sparava da destra, e quello che sparava da destra, adesso si augura che l’abbia colpita quello che mitragliava da sinistra, e quello di sinistra è convinto che l’abbiano abbattuta dal fuoco di ponente. E no, tutti hanno sparato, tutti, e tutti hanno partecipato all’agguato mediatico. Che la lezione della donna di bell’aspetto sia di insegnamento per tutti, per la politica, per la stampa, per le istituzioni, che questa storia dell’orrore alla vigilia di Natale, insegni che si può fare del male, tanto male, anche quando si è dalla parte della giustizia.

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