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Viaggio nel mondo dell’aborto, le conseguenze psichiche e l’assurdità di una legge contro la vita

8 marzo 2011

Una mini-inchiesta pubblicata sull’Avvenire di Calabria del 05/03/2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di David Crucitti – Cosa si nasconde all’interno di un’apparente facciata di normalità sociale, dietro il sipario di una realtà che impone il massimo riserbo, una sensibilità estrema, senza giudizi e senza giudicanti. Il viaggio nel mondo dell’aborto non è dei migliori. Storie crude trapuntate di tristezza e rimorso, tanto dolore che nella mente di una donna, senza dubbio, lascia un segno indelebile. Ma non sempre è così, a volte il dono della vita non ha il benché minimo valore, e capita che l’interruzione volontaria di gravidanza ( I.V.G.), venga scambiata per un metodo contraccettivo, un medico abortista confessa di aver conosciuto una donna che, in pochi anni, ne ha commissionati diciotto, un rituale senza senso, e spiegheremo il perché. La legge 194 consente alla donna, nei casi previsti dalla legge, di poter ricorrere alla IVG in una struttura pubblica, o poliambulatorio convenzionato, nei primi tre mesi di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere all’ IVG solo per motivi di natura terapeutica. L’art. 1 della legge dice:

– Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.

– L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.

– Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

Funzione fondamentale per le donne che decidono di interrompere la gravidanza sono i consultori, strutture sanitarie che hanno ben precisi compiti:

– informare sui diritti garantitigli dalla legge e sui servizi di cui può usufruire;

– informare sui diritti delle gestanti in materia laborale;

– suggerire agli enti locali soluzioni a maternità che creino problemi;

– contribuire a far superare le cause che possono portare all’interruzione della gravidanza. (art.2)

Si capisce bene che nei primi novanta giorni di gestazione, la donna ha la libertà di cessare la gravidanza per qualunque motivo, che sia economico, clinico o strettamente personale, la legge parla chiaro sulla totale libertà della donna. Dopo i novanta giorni le cose cambiano, la 194 ammette l’aborto solo per seri motivi di salute della donna o del nascituro, ma accade sempre così?

Come accennato prima, i consultori rappresentano il principale punto di riferimento per l’IVG, e proprio per questo motivo abbiamo consultato  tre dei circa venti consultori presenti su Reggio e provincia. I dati sono apparentemente in aumento, anche se non tutti sono della stessa idea, una cosa è certa, non sono diminuiti. In questi tre consultori da noi ascoltati i numeri parlano chiaro, dal 2008 al 2010, le certificazioni di IVG rilasciate sono 671. Dalla discussione fuoriesce un altro dato, sono diminuite le richieste per IVG di donne maggiorenni italiane, e sono triplicate quelle di donne maggiorenni extracomunitarie, in particolar modo dei paesi dell’est. Ma il dato più allarmate, è quello riferito all’aumento di donne italiane e straniere minorenni che ricorrono all’interruzione di gravidanza. Quasi tutte le minorenni che si accostano all’aborto, desiderano che la cosa si svolga nel massimo segreto, all’oscuro soprattutto dei familiari. A questo punto la patata bollente passa nelle mani del giudice tutelare del tribunale dei minori, ma non sempre la strada è facile, come tanti ginecologi, anche tanti giudici tutelari hanno scelto l’obbiezione, e quindi, per la minore, le cose si complicano. “Per fortuna”, come sostiene un medico, la strada si trova, e l’aborto viene effettuato nella più totale riservatezza. La difficile decisione di sopprimere una vita, ormai è confermato scientificamente, nella maggior parte dei casi provoca alla donna dei piccoli o importanti problemi, non solo fisici ma soprattutto psichici. L’IVG può avere conseguenze psicologiche nel breve e nel lungo periodo, nel breve termine, le donne sperimentano una riduzione dei livelli di ansia per la scomparsa dell’elemento ansiogeno costituito dalla gravidanza indesiderata stessa, successivamente,

moltissime donne vivono una maggiore ansia, presentano Disturbo Post Traumatico da Stress, depressione e tanto altro. Abortire significa permettere che venga ucciso in maniera violenta il proprio bambino, e spesso, questa scelta, una volta portata a compimento, non si accetta. Nasce il rimorso. In tutti e tre i consultori visitati, all’unanimità si solleva un altro problema; dopo l’interruzione volontaria della gravidanza, raramente le donne interessate fanno ricorso allo psichiatra della struttura. Proprio lo psichiatra, generalmente donna, appare in questa storia come una figura importantissima che, ad onor del vero, è stata in tutti e tre i consultori presente ed interessata all’argomento. Ma continuiamo con i dati; una adolescente ha il 10% di probabilità in più di tentare il suicidio se ha abortito negli ultimi sei mesi, rispetto ad una coetanea che non ha abortito, tuttavia simili percentuali di rischio sono state riscontrate anche nelle donne di età adulta. Ma scendiamo ancora più a fondo al problema. Da alcuni anni esiste anche in Italia la pillola del giorno dopo, la cosiddetta “contraccezione d’emergenza”. Alcuni medici abortisti sostengono che tale pillola dovrebbe essere prescritta non solo dai consultori, ma addirittura da “qualsiasi medico laureato”, ma non è così, infatti sono tante le strutture sanitarie che si rifiutano, indicando proprio nei consultori il luogo adatto per tale prescrizione. Sostengono anche che assumendo la pillola del giorno dopo con più celerità e semplicità, si eviterebbe il trauma dell’aborto. In ogni caso, sempre soppressione di presunta possibilità di vita si tratta. Tornando all’IVG, il territorio reggino presenta un’altra difficoltà oggettiva: “La 194 dalle nostre parti non impone il controllo sui reparti che, per legge, dovrebbero essere attivi nel servizio”, -affermano alcuni medici abortisti-. In altre parole, vogliono dire che in base all’elevata richiesta di IVG, le strutture pubbliche o convenzionate non bastano per soddisfare il fabbisogno dell’intero territorio, allo stato attuale, pare che solo l’Ospedale Riuniti si occupi di aborti provocati, una volta la settimana, con 5-7 interventi a seduta unica, il venerdì. Ma dove si rivolgono le gestanti che, vista la lunga fila, vedono il tempo passare e quindi l’avvicinamento del tempo limite?

Per storia, cultura, e mettiamoci anche mentalità, il nostro territorio, da che mondo è mondo, è stato da sempre teatro di scelte azzardate, le famiglie, ed in particolare i genitori, vedono nella gravidanza della propria figlia, adolescente o non sposata, una sorta di disonore, una vergogna da cancellare con il sangue, quello della creatura. Ecco che la legge 194 dovrebbe e potrebbe rivedere un po’ tutta la situazione, a partire dalla maggiore tutela delle minori e delle donne che vorrebbero portare avanti la gravidanza, ma che per forza di cose o perché vittime di una mentalità discutibile, si vedono costrette alla scelta più importante e pericolosa della loro vita.   

Come già detto, il viaggio nel mondo dell’aborto non è uno dei migliori percorsi, si è parlato anche di rituali senza senso, proprio per queste ragioni i responsabili dei consultori si battono da anni per diffondere la cultura della contraccezione, certamente il male minore se si confronta con l’aborto. In questa mini-inchiesta abbiamo parlato anche di ginecologi obbiettori, di medici abortisti i quali sostengono che qualcuno deve pur farlo, altri ammettono che è una scelta, altri ancora si mettono nei panni della donna, delle sue difficoltà, pensano alla reazione dei genitori, pensano che la continuazione di una vita serena per quella donna, dipenda dalla morte della sua creatura, ma tutto questo, sarà vero? E se è vero, chi pensa a chi vuole nascere, e che con troppa facilità non gli viene consentito?

Ripercussioni psichiche post-aborto

Da recenti studi condotti sulle conseguenze psichiche post aborto provocato, si è stabilito che oltre l’80% delle donne interessate sono state vittima di ripercussioni sulla propria salute mentale. Tali conseguenze possono spaziare dalla depressione clinica o postpartum, alle tendenze suicide, abuso di farmaci, stati ansiosi e psicosi. Una ricerca norvegese, condotta da Anne Nordal Broen dell’Università di Oslo con la collaborazione dell’ospedale Buskerud, dimostra che la donna che decide di abortire porta dentro di se degli stati di stress legati all’evento per molti anni. I dati relativi a questo studio sono stati pubblicati sulla rivista BMC Medicine.

La ricerca ha coinvolto 120 donne divisi in due gruppi; 80 che avevano deciso per un’interruzione di gravidanza volontaria e 40 che avevano avuto un aborto spontaneo. Per valutare eventuali stati di depressione e stress legati all’aborto, gli psicologi hanno analizzato attraverso dei questionari la salute psicologica delle donne a distanza di determinati periodi dall’evento.

Dai risultati si è notato una sostanziale differenza fra i due gruppi. Mentre nelle donne dove si era interrotta involontariamente la gravidanza gli stati di depressione legati all’evento duravano per circa sei mesi, le ripercussioni sulla salute psicofisica delle donne che avevano scelto l’interruzione di gravidanza volontaria si riscontravano anche dopo cinque anni. Inoltre, le donne appartenenti al secondo gruppo, presentavano dei livelli più elevati di stress. Proprio alcuni giorni addietro, sul dramma aborto si è pronunciato per l’ennesima volta il Santo Padre, pregando i medici di “difendere” le donne dall’ “inganno” dell’aborto. Benedetto XVI continua parlando di uno sfondo culturale caratterizzato dall’eclissi del senso della vita, in una società in cui si e’ molto attenuata la comune percezione della gravità morale dell’aborto e di altre forme di attentati contro la vita umana. Il Papa non fa sconti, definisce l’aborto un attentato alla vita, una vita che troppo spesso viene rifiutata con conseguenze terribili non solo per il bambino ucciso, ma anche per la madre che con questa azione distrugge la sua vita, ed acceca la coscienza del padre.

La 194, una legge che lascia l’amaro in bocca

La legge italiana sull’ interruzione volontaria di gravidanza (IVG), 194 del 22 maggio 1978, nasce all’indomani di efferati attacchi del partito radicale e di quotidiani nazionali lontani anni luce dal Vangelo. I fondamentalisti radicali, Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia e Adele Faccio, furono arrestati nel 1975 dopo essersi autodenunciati per aver praticato aborti. I tre definirono l’auto denuncia come “un’azione non violenta dei radicali”. Ma la violenza, era dietro l’angolo, e si attuò in tutto il suo orrore, ed i numeri parlano chiaro. Da qui l’attenzione dei media e della politica portarono, dopo un referendum popolare e successiva sentenza n.27 del 18 febbraio 1975 della Corte Costituzionale, a quella che oggi è la totale libertà di una donna, maggiorenne o minorenne che sia, di ricorrere all’uccisione della creatura che porta in grembo.

“Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio” recita l’articolo 1 della 194. Ma come si può affermare di tutelare il valore della vita umana dal suo inizio, se poi viene consentito di sopprimere la vita sin dall’inizio, anzi, fonti mediche parlano addirittura di aborti provocati avvenuti anche al quinto e sesto mese di gravidanza, con procedure assurde e modalità assolutamente discutibili per le terribili sofferenze che la creatura subisce al momento del contatto con il liquido assassino. Il bambino muore e successivamente avviene il parto del feto ormai deceduto, ma non sempre è così. Al momento del distacco della placenta, provocato dal liquido iniettato, e del successivo parto prematuro, può capitare che la creatura nasca viva e, con pazienza, si attende il decesso. In taluni casi, il feto riesce a sopravvivere a un tentativo di aborto. Quando sussiste “la possibilità di vita autonoma del feto”, la legge italiana (art.7, 194) obbliga “il medico che segue l’intervento ad adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto”.

Ma anche questo è un inganno, come si può sopravvivere autonomamente all’esterno del grembo materno alla 25 settimana di gestazione? Altro inganno; la legge non obbliga esplicitamente a rianimare un feto sopravvissuto, ed è talora interpretata in senso “preventivo”, come obbligo che vige prima e durante l’intervento abortivo, ma non per quanto accade dopo la sua conclusione. Alla luce di tutto il contenuto su citato, non vi è dubbio che la legge 194 sull’aborto, deve essere ridiscussa dalla politica italiana, considerando le pratiche abortive dal 1978 ad oggi, come crimini contro l’umanità. Chi è a favore dell’aborto è contro Dio, e chi è contro Dio, inesorabilmente, è contro se stesso.

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